mercoledì 27 febbraio 2008

PAROLE E AZIONI

Quando ero un ragazzetto, nel pomeriggio dopo aver fatto i compiti, mi trattenevo nella piccola drogheria del signor Rocco, che si trovava proprio sotto casa mia. Un giorno, mentre il signor Rocco, riordinava la merce sugli scaffali, entrò un bambino, piccolo, magro, con vestiti logori ma puliti, salutò cortesemente, mentre guardava incantato un cartone di uova fresche. Non potei fare a meno di ascoltare la conversazione tra il bambino ed il signor Rocco. "Ciao Savino, come stai oggi?" - "Sto bene signor Rocco, grazie. Stavo ammirando le sue uova fresche" - "Vuoi portarne qualcuna a casa? Ma cosa mi dai in cambio?" - "L'unica cosa che ho è la mia biglia" - "Davvero? Fammela vedere" - "Eccola... visto che bella?" - "Si, certo la vedo. Mmmm... l'unico problema è che questa è azzurra ed io la vorrei rossa. Ne hai qualcuna rossa" - "Non proprio rossa, ma quasi" - "Allora facciamo una cosa. Porta questo cartone di uova a casa e la prossima volta che vieni mi farai vedere la biglia rossa che hai. Va bene?".
La moglie del signor Rocco, si avvicinò al mio orecchio e mi disse: "E' l'ultimo figlio di una famiglia molto povera che abita nella piazzetta e mio marito gli dice sempre di ritornare con una biglia di colore diverso, permettendo al bambino di rimanaere in possesso delle proprie biglie e nello stesso tempo può portare ogni volta a casa qualcosa da mangiare". Rimasi impressionato e commosso. Sono passati molti anni, ieri il signor Rocco è venuto a mancare all'affetto dei suoi cari. Sono stato al suo funerale e tra tanta gente intervenuta ho notato un bel govanottone in uniforme militare che piangeva a dirotto e si rammaricava per la perdita del signor Rocco. Incuriosito, ho chiesto ai figli del defunto, se quel giovanotto fosse un parente. Sono rimasto sbigottito, quando sentendo il nome, ho associato quel giovanotto al bimbo delle biglie.
Ecco... ho pensato! Non saremo ricordati per le nostre parole, non saremo ricordati per quanto abbiamo accumulato sulla terra, non saremo ricordati per quanto lasceremo... bensì, per le nostre piccole azioni.

venerdì 22 febbraio 2008

I MAGNIFICI 5

Mentre faccio colazione, penso a quanti veri amici ho. E' vero che un amico vale ben oltre un tesoro. E' raro trovarne uno, ma è possibile. Allora penso che sono fortunato ad averne ben 5, e parlo di veri amici, non di quelli che appena giri l'angolo parlano male di te, solo perchè tu hai il coraggio di dire ciò che pensi e di pensare ciò che dici, o ti mettono da parte perchè hanno nuovi interessi o perchè ritengono che tu non abbia più nulla da offrire. A conti fatti, in ogni caso il bilancio quindi è di 5 veri amici, tutto il resto sono conoscenti, amicizie ipocrite o effimere.
Sono sicuro che sono veri amici perchè me lo hanno dimostrato più volte. Un amico vero si preoccupa se non stai bene, resta con te, quando vorrebbe essere da un altra parte, ti accetta per come sei e non cerca di cambiarti, un vero amico ti conforta dei tuoi insuccessi e gioisce con te delle tue vittorie. In realtà poche persone provano davvero piacere nel vedere altre riuscire dove loro hanno fallito, per questo i veri amici sono così rari. Il pensiero di oggi è dedicato a voi, a voi magnifici 5 con l'augurio che aumentiate.

mercoledì 20 febbraio 2008

POTERE DEL SOGNO

Che strana sensazione dopo il sogno di questa notte. Ho sognato un ragazzo bellissimo, occhi scuri, pelle olivastra. Veniva verso di me e incominciava a parlarmi, e come spesso è accaduto nella realtà, anche nel sogno sono rimasto senza parole, continuavo a fissare i suoi occhi meravigliosi e la sua voce era musica per le mie orecchie, non riuscivo a credere che un ragazzo così bello e così spigliato potesse venire proprio da me, e abbiamo chiacchierato a lungo. Alla fine il risveglio... apro a fatica gli occhi. Triste riscontro. Capisco che tutto quello non era mai esistito. E' stata solo una proiezione della mia mente. Se non ricordo male era Jim Morrison che diceva: "Sognate! Perchè solo nei sogni troverete quello che la vita non può darvi".

martedì 12 febbraio 2008

LE COSE CAMBIANO

La maggior parte degli studenti universitari che è entrata l'anno scorso nelle Università, è nata nel 1985. Questi ragazzi non hanno ricordi significativi per esempio dell'era di Regan, e magari non sanno che qualcuno gli sparò. Erano piccoli quando scoppiò la guerra nel Golfo, e quando ci fu il famoso lunedì nero della borsa nel 1987, e manco a parlare della grande depressione del 1929. Non sanno della Guerra fredda e conoscono una sola Germania, benchè a scuola gli abbiano insegnato che ne esistevano due. Avevano 10 anni soltanto quando l'Unione Sovietica si sgretolò. Hanno visto un solo Papa. Sono troppo giovani per ricordarsi dell'esplosione dello shuttle spaziale "Challenger". Per loro l'AIDS è esistito sempre. Non hanno mai avuto un mangiadischi e non hanno mai giocato a Puc-Man o a Space Invaders, per loro quella grafica che a noi faceva impazzire, è soltanto patetica. Non conoscono le gioie provate a smanettare sul mitico VIC 20 della Commodore. Non sanno che il televisore aveva solo 2 canali, e non era in bianco e nero e quanta meraviglia nel vedere HEIDI a casa dei compagni più fortunati che avevano il televisore a colori. Non possono immaginare cosa voglia dire guardare la tv senza telecomando a distanza. Non hanno mai provato l'emozione di ascoltare la musica di un vinile. Per non parlare della normalità con la quale vedono un cellulare multifunzionale. In questo mondo frenetico ed affamato di conoscenza, le cose cambiano velocemente. Allora perchè ci stupiamo che anche i rapporti sociali siano diventati così effimeri e volubili?

venerdì 8 febbraio 2008

ASPETTATIVA: DOLCE MALINCONIA

La forma di piacere più pura e più attendibile è: l'aspettativa.
Mentre quello che ti succede, finisce immancabilmente per deluderti, ciò che non ti è mai successo non muore mai, non scompare e rimane sempre incisa nel tuo cuore come una dolce malinconia.

martedì 5 febbraio 2008

PRIGIONIERI DEL PROPRIO CORPO

Ho una amica bellissima. Non riesco proprio a trovare nessuna imperfezione in lei. Tutto, il volto, i capelli, le mani, il seno, il sedere, le gambe. Perfetta ed elegante nel portamento. Ma proprio quella sua perfezione si è trasformata nella sua ossessione, nella sua schiavitù. La verità è che Veronica, per ordine del suo agente, non può concedersi trasgressioni di nessun tipo. Niente cene, niente party, niente feste. Non può prendere nemmeno un etto in più. Per ragioni di contratto deve, mantenere costante e e perfetto il suo pesoforma. La sua bellezza si è trasformata nella sua maggiore angoscia. Riceve dei cospicui cachet per le sue performance artistiche, eppure esse la privano della sua libertà di essere felice.
Recentemente è arrivata a dire che sarebbe più felice con un corpo tutto brufoli e cellulite. Ma chi ci crede? Ormai è prigioniera del suo corpo che le dà la libertà economica e l'illusione della notorietà.
La vita è piena di paradossi, perchè le cose non sono mai come sembrano a prima vista.
Quello che ai nostri occhi sembra bello e perfetto può trasformarsi in uno svantaggio.
Del resto, è anche vero che tutti siamo schiavi di qualcosa o di qualcuno e la cosa o la persona che serviamo spesso si converte nel nostro padrone.