martedì 25 marzo 2008

LA LEGGE DEL BACIO

Ho letto con sgomento questa notizia. Accade in Germania e ha davvero dell'incredibile. Vogliono introdurre divieti per legge a effusioni e baci tra adolescenti. Se ne discute in parlamento in seguto a "diretttive contro la prostituzione giovanile". Mi chiedo: dove vivano questi tedeschi e tutti coloro che coltivano simile ordine di pensiero. Sarebbe più che giusto preoccuparsi ed intervenire nel caso di adulti che abusino di adolescenti o dove ci fossero forme di sfruttamento pedomane, colpendo con la massima severità. Ma l'educazione all'affettività ed al sesso non si impone con le leggi ed i regolamenti. Fra l'altro è proprio la Germania che ha il triste primato per abusi familiari sui bambini . Ma dico io... siamo in mezzo alle nuove droghe, assediati dalla superficialità, dall'alcol che si assume sempre con più naturalezza, il fumo che dilaga, le pasticche che tra un pò si acquisteranno anche nel supermercato e andiamo a persegure chi si dà un bacio? I ragazzi di oggi non sono come eravamo noi. Sono più alti, più forti, più precoci fisicamente, più smaliziati: come si fa a non tenerne conto e ad andare contro tale evidenza? E' chiaro che c'è un'anticipazione della vita sessuale, è così dapppertutto. Quello che noi vivevamo intorno ai 16 17 anni, oggi avviene intorno ai 12 13.
Insomma, se vogliamo che i ragazzi vivano ancora più lontani da noi adulti, ritenendo che non capiamo un accidenti della loro vita, questo è un metodo sicuro.

sabato 22 marzo 2008

GRAZIE!

Nella mia vita ho conosciuto tanta gente. Coltivo le persone più care come fossero preziose e delicate piantine bisognose di cure ed evito accuratamente le altre come fossero roveti.
Ma sono proprio queste ultime che voglio ringraziare.
Si, può sembrare bizzarro, ma voglio ringraziarli tutti ad uno ad uno, o almeno quelli che mi hanno insegnato molto e quelli che scrivendo mi son venuti in mente.

Inizierei dalla mia maestra della prima elementare che mi mortificava ed umiliava davanti a tutti i compagni di classe perché indossavo sempre le stesse magliettine, gli stessi pantaloni e le stesse scarpe. Scusi signora maestra se in famiglia non potevamo permetterci un guardaroba più fornito.
Grazie maestra per avermi insegnato che l’apparire è più importante dell’essere.

Grazie al compagno di banco che colsi sul fatto mentre rubava le matite colorate dall’armadio della maestra e che a mia insaputa mise poi nella mia cartella per farmi accusare di furto, sicuro che la maestra avrebbe creduto a lui e non a me, ed infatti ebbe ragione.
Grazie Mauro, per avermi insegnato che far pagare i nostri errori ad un capro espiatorio ci scansa sgradevoli situazioni.

Grazie a tutti gli altri compagni di classe delle elementari che mi deridevano perchè alla ricreazione mangiavo pane e pomodoro.
Grazie per avermi insegnato che mangiare la Girella, la Fiesta e il Buondì Motta è di gran lunga più salutare di un volgare pane e pomodoro.

Grazie a quel “brav’uomo” che ha scippato l’innocenza della mia infanzia. E grazie anche a chi invece di consigliarmi, ne continuava l’opera.
Grazie per avermi insegnato che al mondo non ci si può fidare proprio di nessuno.

Grazie alla ragazzina che mi ha dato la prima delusione d’amore. Il primo grande amore dei 15 anni, una bellissima ragazzina che mi respinse dicendo che gli facevo schifo peggio dei cani morti. Grazie Rosy, per avermi insegnato che avere tatto nella vita è tutto.

Grazie alla ragazza che mi ha dato la seconda delusione d’amore. Il secondo amore dei miei 19 anni, una dolcissima ragazza che mi respinse dicendo che mi voleva bene come un fratello, ma che lei aspettava il Principe Azzurro. Infatti il Principe Azzurro arrivò, la ingravidò e la lasciò per un’overdose.
Grazie Elisa, per avermi insegnato che il Principe Azzurro esiste davvero.

Grazie al mio compagno d’avventure delle scuole superiori che trasferitosi al nord se n’è sbattuto altamente le palle di me.
Grazie Paolo, per avermi insegnato che l’amicizia vera e profonda supera mari, monti e colline e non si ferma davanti alla distanza dei chilometri.

Grazie al mio primo fidanzato, che mentre mi dichiarava amore eterno, era fidanzato con una segretaria d’azienda e prossimo al matrimonio.
Grazie Mimmo, per avermi insegnato che nella vita è fondamentale avere le idee chiare.

Grazie ad un “personaggio autorevole” che approfittando della mia fiducia e della mia ignoranza in materia, mi ha depauperato dei risparmi di una vita.
Grazie Antonio, per avermi insegnato che bisogna avere totale fiducia nei consulenti finanziari.

Grazie alla Istituzione ecclesiale che ho servito per più di due lustri e che quando avrebbe dovuto sostenermi nel momento critico della mia vita, ha fatto spallucce.
Grazie per avermi insegnato che per essere degni di essere ascoltati bisogna essere drogati, alcolizzati, prostitute o nullafacenti.

Grazie a chi in una sola botta ha ucciso sei componenti della mia famiglia.
Grazie Vito, per avermi insegnato che correttezza, coerenza e gratitudine sono solo delle belle parole.

Grazie a chi non ha saputo comprendermi proprio quando ne avevo più bisogno.
Grazie Stefano, per avermi insegnato che dispensarsi da esami di coscienza, scaricarsi le colpe, negare chiarimenti, rivoltare le ragioni, cancellare più che un’amicizia fraterna è senz’altro la via più ragionevole.

Grazie a chi si è servito di me, e dopo mi ha cestinato come oggetto obsoleto.
Grazie Felice, per avermi insegnato che il sano egoismo vale il sacrificio di un’amicizia sincera e disinteressata.

Grazie a tutti gli altri che mi hanno usato e sfruttato, facendomi passare giorni d’inferno, prendendosi gioco di me sotto i miei stessi occhi, perseverando nel tradire ed abusare della mia fiducia in barba alla mia sincerità.
Grazie per avermi insegnato a diventare diffidente, sospettoso, sfiduciato e avermi fatto capire che in questo mondo esisto io ed io soltanto.
Grazie a tutti, per avermi fatto capire che nulla e nessuno è quello che sembra.

Grazie a tutti quelli che ho elencato e a tutti quelli che non ho elencato, piccoli e grandi mostri che ho incrociato durante il mio cammino.
Grazie perchè adesso so come non vorrei mai essere!

mercoledì 5 marzo 2008

UOMO GRANDE - GRANDE UOMO

Molto spesso mi sono lasciato trasportare dall'apparenza e dalla superficialità delle cose. A mie spese ho imparato che un grande uomo non è quello che arriva più in alto, negli studi, nel lavoro, nella società, nè quello che ha più soldi, né quello che bada molto al suo aspetto esteriore, né chi vive circondato da ogni comfort. Un vero e grande uomo è quell'essere umano pieno di trasparenza che non nasconde i suoi veri sentimenti, né si rifugia in vizi e tetti di carta, è chi apre il suo cuore senza negare la realtà, è chi ammira un uomo per le qualità e grandezza interiore. Un grande uomo è quello che cammina avanti, senza abbassare lo sguardo, è quello che non mente e sa piangere il suo dolore. Un grande uomo è colui che non ti fa piangere, è colui che ti fa sorridere molto per le cose nelle quali si riesce insieme, è colui che sa gioire dei ricordi e di ogni cosa condivisa.
Tutti sperano di trovare un grande uomo e forse ogni uomo vorrebbe essere grande se soltanto ci si impegnasse nel volerlo da ambo le parti.

lunedì 3 marzo 2008

I TRE FILTRI

Oggi pomeriggio prendevo un caffè con il mio amico Carlo che non vedevo da molto tempo. All'improvviso la nostra quiete è stata interrotta dall'arrivo di Pino, un nostro comune amico. Con il tatto di un elefante, Pino rivolgendosi a Carlo dice: "Lo sai che Giuseppe va dicendo la tale cosa brutta di te?". - "Aspetta". Lo ha interrotto Carlo. "Hai fatto passare quello che dici per i tre filtri?". - "I tre filtri? Quali tre filtri?". Domando io. "Si, i tre filtri" Risponde Carlo. "Il primo è il filtro della verità. Sei sicuro e completamente certo di quello che mi dici?". Pino, dopo un attimo di confusione risponde: "No... l'ho sentito mentre ne parlavano Lello e Ciccio". "Almeno l'avrai fatto passare per il secondo filtro: la bontà. Quello che vuoi dirmi è buono per qualcuno?" Pino risponde: "No, anzi al contrario" E l'ultimo filtro: la necessità. "E' necessario che io sappia quello che vuoi dirmi?" Pino dice: "No, non è strettamente necessario". Allora sorridendo Carlo ha detto: Mbè! Se non è vero, nè buono, né necessario, sarà meglio che tu dimentichi quanto hai ascoltato.
Le nostre parole a volte sono una benedizione per i campi aridi, ma a volte posssono anche essere come le acque che scendono con forza, e se in grandi quantità, acquistano velocità distruttive e mortali, perchè al loro passaggio dirompono e soffocano. I sentimenti che si nascondono dietro le nostre parole fanno si che esse diano vita o, al contrario distruggano ed uccidano.
Prima di spettegolare, chiediti se oltre a saziare la tua sete di gossip, quello che stai dicendo serve a qualcuno.

domenica 2 marzo 2008

GUARDARSI INTORNO

A volte pensiamo che i nostri problemi siano i più gravi del mondo. Così la pensava spesso un mio caro amico che si chiama Mauro.
Mauro, è stato sempre un bravo ragazzo. Nei suoi studi era stato un alunno eccellente. Gli piaceva giocare a calcio e sapeva giocare anche discretamente bene. Riuscì ad entrare anche in una squadretta niente male.
Un giorno, lo accompagnai a comprare delle scarpe nuove molto eleganti e belle. Mauro era felicissimo del suo acquisto, tuttavia, passando dalla sede della sua associazione sportiva, ebbe un grande dispiacere quando, leggendo la lista dei selezionati per una importante partita, non trovò il suo nome. In quel momento si sentì come se avesse smesso di esistere, come se fosse diventato invisibile. Il suo cattivo umore durò vari giorni. Niente gli piaceva.
Una fredda giornata invernale, aveva appena smesso di piovere, e come spesso facevamo, oziavamo sul muricciolo all'uscita posteriore della nostra parrocchia, quando accanto a noi si sedette, insieme al suo fedele cane, un anziano signore di origini russe che si faceva chiamare Jhonny, (non ho mai saputo se questo fosse il suo vero nome). Jhonny, aveva ai piedi delle leggerissime scarpe estive, tagliate sul di dietro, portate a mò di ciabatta o perchè le scarpe erano di qualche misura più piccole o perchè avendo i piedi fasciati con delle pezze di lana non permettevano che questi entrassero con agio nella calzatura. Mauro gli chiese: "Non senti freddo con quelle scarpe?" - "Queste io ha, e di queste io deve accontentare", rispose prontamente Jhonny con il suo buffo, ma affascinante accento. In quel momento Mauro guardò verso il basso, osservò le sue nuove scarpe. I suoi piedi erano caldi e comodi, come sempre. Allora guardò Jhonny, le sue scarpe e le sue fasciature di lana. Chissà che gli passò per la testa. In un lampo si tolse le scarpe. Non pensò nemmeno che sarebbe rimasto solo con i calzini e gliele consegnò a Jhonny dicendogli: "Tieni Jhonny, tu hai bisogno di queste scarpe più di me". Non aspettò nemmeno che Jhonny lo ringraziasse, si alzò, ci salutò e si avviò scalzo verso casa sua. Ebbi l'impressione che in quel momento non gli importasse di mettere i piedi nelle pozzanghere, e che addirittura non sentisse nemmeno il freddo. "Grazie Mauro...", gli gridò Jhonny, "Di niente...", rispose Mauro che continuò per la sua strada.
Mauro tornò a casa con i piedi gelati, ma con il cuore contento per il gesto che aveva fatto e rise... rise per essersi preoccupato così scioccamente di non aver giocato quella famosa partita.
A volte è necessario guardare intorno a noi, per scoprire che gli altri hanno più bisogno di noi.